Ulisse ed Eolo

Ulisse e i suoi uomini, lasciata la terra dei Ciclopi, giunsero nell’isola Eolia: un’isola che navigava in mare circondata da un muro di rame infrangibile sulla quale si estendeva verso l’alto una liscia rupe. Nell’isola abitava Eolo figlio di Ippote, consigliere degli dei e domatore dei venti. Questi ultimi, custoditi nelle caverne dell’isola, venivano liberati secondo la volontà degli dei o le suppliche dei mortali.

Eolo era padre di 12 figli, sei femmine e sei maschi, che aveva fatto sposare tra di loro.

Giungemmo nell’Eolia, ove il diletto
Agl’immortali dèi d’Ippota figlio,
Eolo, abitava in isola natante,
Cui tutta un muro d’infrangibil rame
E una liscia circonda eccelsa rupe.
Dodici, sei d’un sesso e sei dell’altro,
Gli nacquer figli in casa; ed ei congiunse
Per nodo marital suore e fratelli,
Che avean degli anni il più bel fior sul volto.
Costoro ciascun dì siedon tra il padre
Caro e l’augusta madre, ad una mensa
Di varie carca dilicate dapi.

Raggiunsero la città e la  casa di Eolo dove furono accolti amichevolmente.  Eolo volle che Ulisse gli raccontasse ogni cosa di Troia e del ritorno degli Achei. Dopo un soggiorno di un mese Ulisse chiese ad Eolo di poter riprendere il viaggio ed Eolo fece tutto il necessario per preparare la sua partenza. Gli diede un otre fatto con la pelle di un bue dentro il quale imprigionò gli impetuosi venti che liberi sarebbero stati contrari alla navigazione. Tenne fuori solo il dolce Zefiro che doveva servire a spingere la nave fino ad Itaca. Legò quindi l’otre alla nave con una splendida argentea cordicella.

Isaac Moillon (1614 - 1673) -Eolo dona i venti ad Ulisse
Isaac Moillon (1614 – 1673) -Eolo dona i venti ad Ulisse

Partì quindi Ulisse e dopo avere navigato con l’aiuto di Zefiro per nove giomi e nove notti al decimo giunse in vista di Itaca. Erano tanto vicini che si potevano scorgere le persone che accendevano fuochi nella riva. Stanco, avendo sempre governato il timone della nave, Ulisse si lasciò prendere dal sonno ed affidò la guida della nave ad alcuni compagni. Mentre lui dormiva i marinai discutevano tra loro immaginando che oro ed argento fossero racchiusi nell’otre che Eolo gli aveva donato. Presi da invidia e curiosità slegarono l’otre e immediatamente i venti fuorusciti scatenarono una tempesta e riportarono indietro la nave fino all’isola Eolia.

Così prevalse il mal consiglio. L’otre
Fu preso e sciolto; e immantinente tutti
Con furia ne scoppiâr gli agili venti.
La subitana orribile procella
Li rapìa dalla patria e li portava
Sospirosi nell’alto. Io, cui l’infausto
Sonno si ruppe, rivolgea nell’alma,
Se di poppa dovessi in mar lanciarmi,
O soffrir muto, e rimaner tra i vivi.
Soffrii, rimasi: ma, coverto il capo,
Giù nel fondo io giacea, mentre le navi,
Che i compagni di lutto empieano indarno,
Ricacciava in Eolia il fiero turbo.

Ulisse si recò nella casa di Eolo trovandolo a mensa accanto alla consorte ed ai figliuoli. Eolo fu molto sorpreso di rivederlo e chiese spiegazioni. Ulisse gli raccontò la sua disavventura sperando che Eolo volesse aiutarlo ancora.  Ma Eolo convintosi che Ulisse e i suoi erano invisi agli dei gli rifiutò qualsiasi aiuto e gli intimò di lasciare subito l’isola.

Ripreso il mare le correnti spinsero le navi nella terra dei Lestrigoni giganti, divoratori di uomini. Alcuni dei suoi uomini attraccarono al porto, ma Ulisse per precauzione decise prima di sbarcare di analizzare attentamente l’ambiente aggirando il promontorio. I Lestrigoni li attaccarono e quasi tutta la flotta fu distrutta, tranne la nave governata da Ulisse.

Con la nave e con i compagni rimasti Ulisse raggiunse poi l’isola della maga Circe.

Dar di forza nel mar co’ remi ingiunsi,
Se il fuggir morte premea loro; e quelli
Di tal modo arrancavano, che i gravi
Massi, che piovean d’alto, il mio naviglio
Lietamente schivò: ma gli altri tutti
Colà restâro sfracellati e spersi.
Contenti dello scampo, e in un dogliosi
Per li troppi compagni in sì crudele
Guisa periti, navigammo avanti,
E su l’isola Eèa sorgemmo, dove
Circe, diva terribile, dal crespo
Crine e dal dolce canto, avea soggiorno.

Ulisse contro Polifemo

Ulisse tra Scilla e Cariddi

Fonte

Omero, Odissea, Traduzione di Ippolito Pindemonte