Ignazio Florio Jr.

I Florio nella Palermo di fine Ottocento inizio Novecento erano di gran lunga il potentato economico più importante, erano  i padroni della città perché erano i più ricchi, i più potenti per relazioni politiche e anche i più moderni. Solo in Palermo le loro aziende davano lavoro a 6000 persone sicché su una popolazione di 250000 abitanti almeno 18000 dipendevano da loro.

Ignazio Florio junior trascorse l’adolescenza e la prima giovinezza nell’ambiente aristocratico e dell’alta borghesia della sua città e insieme alla sorella Giulia fu tra i pricipali animatori della vita sociale palermitana. Una volta alla guida dell’impresa di famiglia, pur negli aspetti contraddittori del quadro economico di quest’epoca, e probabilmente senza essere all’altezza dei suoi predecessori, non tralasciò nuove iniziative imprenditoriali.

Sposò Franca Jacona di San Giuliano l’11 febbraio del 1893. Le nozze furono celebrate a Livorno. Donna Franca era figlia di Pietro Jacona di San Giuliano, un Barone discendente dei Signori di Spagna e di Costanza Notarbartolo di Villarosa nobile anche lei.

La sorella Giulia nel 1885 aveva sposato Pietro Lanza Branciforte di Trabia e Butera, Principe di antico e nobile casato Siciliano e Deputato del Regno dal 1892 al 1913.

Ignazio Florio Jr. fu il principale promotore, fortemente sostenuto da Francesco Crispi, dell’Esposizione Nazionale che si tenne a Palermo nel 1891, che doveva mostrare a tutti l’immagine della Sicilia moderna e laboriosa che sentiva ormai vicino il riscatto economico e sociale. Tra i finanziatori c’erano, oltre al Florio, il Principe di Trabia, il conte Lucio Tasca d’Almerita, la famigia Whitaker. Presidente della mostra era il Principe di Camporeale.

In questa esposizione venivano esposte da ottomila espositori le ultime conquiste della tecnologia, prodotti industriali, opere d’arte e specialità dell’agricoltura delle varie regioni d’Italia.

L’esposizione di Palermo, oltre ad avere un significato economico aveva anche un valore politico di approfondimento dei vincoli tra il mezzogiorno e le regioni settentrionali, e di promozione di un effettivo sentimento di unità. Inoltre c’era nei suoi promotori la volontà di mostrare i progressi avvenuti in Sicilia in campo industriale durante il periodo dell’unificazione e da parte del governo i benefici del regime protezionistico introdotto nel 1887.

Il quartiere dell’Esposizione, che si estendeva per 69000 metri quadrati, fu progettato dall’architetto Ernesto Basile e i padiglioni furono realizzati dalla ditta Golia-Ducrot. Nomi importanti del Liberty italiano.

Il quartiere dell'Esposizione
Il quartiere dell’Esposizione

Il 15 novembre del 1891 il discorso inaugurale fu tenuto dall’on. Bruno Chimirri, ministro dell’Agricoltura, Industria e Commercio alla presenza dei Sovrani, Re Umberto I e Regina Margherita, e del Principe  Vittorio Emanuele. Il ministro sottolineò il fatto che era la prima volta che una Mostra Nazionale si teneva nel Mezzogiorno, quasi a smentire quanti manifestavano scetticismo sull’unità economica dell’Itala.

La ditta Florio era presente in più settori. Nel settore vinicolo presentava tutte le varietà di Marsala della sua produzione e il nuovissimo Cognac Florio destinato ad essere conosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Il cognac Florio più tardi assumerà la denominazione di Brandy essendo quella di Cognac riservata ai vini prodotti nella omonima regione della Francia.

Ancora Casa Florio era presente all’esposizione con una mostra sulle tonnare: esponeva un archetipo della tonnara di Favignana con tutti gli strumenti per la pesca e la lavorazione del tonno. Una presentazione che permetteva ai visitatori di seguire tutto il processo industriale, dall’entrata del pesce nelle prime reti fino alla sua conservazione in scatola. Era esposto anche un campionario dei prodotti in vendita nelle innovative scatolette di latta con apertura a chiave.

La Fonderia Oretea era presente con i suoi prodotti in ben nove settori dell’Esposizione a testimonianza della estrema varietà della sua produzione. Era presente tra le altre cose con una pressa meccanica per la spremitura dell’uva.

La “Ceramiche Florio” presentava la sua produzione di stoviglie per le navi della flotta.

 

Le Convenzioni marittime

Il rinnovo delle convenzioni, scadute nel 1891, era fonte di grande preoccupazione per la NGI in quanto veniva messo in dubbio per via del programma di drastici tagli alla spesa pubblica del governo Giolitti. Le gravi difficoltà del bilancio statale rendevano difficile continuare a sostenere la marina mercantile nella concorrenza con quelle straniere. Inoltre altri imprenditori del settore premevano per avere loro le concessioni offrendo al governo condizioni più convenienti.

Nel 1887 era stata costituita la commissione parlamentare per il riordino dei servizi marittimi; nella commissione erano entrati anche due azionisti della NGI: Giulio Benso Duca della Verdura ed Edilio Raggio.

Alla fine, grazie al voto favorevole del forte schieramento parlamentare ben disposto nei confronti della NGI, nell’aprile del 1893 le convenzioni furono rinnovate fino al 1908 e il compartimento di Palermo mantenuto.

Con la nuova convenzione i costi generali aumentarono, perché la compagnia era tenuta a migliorare l’efficienza dei trasporti e il conforto dei passeggeri. Vi furono tensioni nel Consiglio di Amministrazione per disparità di vedute sui provvedimenti da adottare che portarono alle dimissioni del Direttore Generale Laganà. Florio affidò l’incarico di nuovo direttore generale ed amministratore delegato al direttore del Banco di Genova Erasmo Piaggio.

 

Vicende drammatiche degli anni 90

Tre vicende caratterizzano gli anni novanta dell’Ottocento del Paese e della Sicilia. Tre vicende solo apparentemente indipendenti tra loro. L’anno cruciale in comune con tutte e tre fu il 1893.

Lo scandalo della Banca Romana fu al centro delle cronache italiane dal 1892 al 1894 ed ebbe come elemento centrale la scoperta delle attività illecite del governatore della Banca nel decennio precedente. Furono coinvolti presidenti del Consiglio, ministri, parlamentari e giornalisti. Nel 1893 in conseguenza dello scandalo nasceva la Banca d’Italia istituita per riformare il sistema bancario e cadeva il governo Giolitti. Lo scandalo, denunciato per primo in Parlamento da Napoleone Colajanni, politico siciliano repubblicano, toccava anche Francesco Crispi nel cui governo Giolitti era stato ministro del Tesoro.

Nel 1893 veniva assassinato a Palermo il marchese Emanuele Notarbartolo ex sindaco della città. Il movente del delitto era legato alla sua attività come direttore generale del Banco di Sicilia e al suo impegno contro mafia e corruzione. La vicenda, con intrecci tra criminalità e politica, lambì anche la NGI e Casa Florio. Il sospetto di un legame con il procedimento relativo alla Banca Romana nasce dall’amicizia di Notarbartolo con Napoleone Colajanni, al quale aveva passato dati utili alla denuncia in Parlamento, e avrebbe dovuto essere ascoltato dalla commissione parlamentare

Nel 1893 iniziava la rivolta dei fasci dei lavoratori siciliani repressa duramente da Francesco Crispi. Il movimento fu un tentativo di riscatto delle classi meno abbienti formato dal proletariato urbano, da braccianti agricoli, da “zolfatai”, lavoratori della marineria e operai. Essi protestavano sia contro i latifondisti siciliani, sia contro lo Stato che appoggiava apertamente la classe benestante.

 

Florio, Credito Mobiliare e Banca Commerciale

Sempre nel 1893 Florio fece un accordo con la Società Generale di Credito Mobiliare che comportava una sorta di fusione con il Banco di famiglia, con il rislìultato che i palermitani depositanti diventavano depositanti del Credito Mobiliare. Il Credito Mobiliare era la banca di riferimento di diverse importanti imprese delle quali deteneva partecipazioni, anche rilevanti. Aveva curato la fusione delle Compagnie di Navigazione Florio e Rubattino e deteneva un quinto del capitale della Navigazione Generale Italiana. La crisi dell’Istituto nacque dagli investimenti nel settore edilizio e in particolare dalla partecipazione al finanziamento della Società pel Risanamento di Napoli e della Società generale immobiliare operante a RomaGiacinto Frascara, che dal 1885 guidava la banca,  pensò di controbilanciare i capitali immobilizzati nelle operazioni edilizie con l’acquisto di banche di deposito, esattorie, istituti di credito agrario e con l’apertura di nuove sedi, succursali e filiali. Inoltre finanziò l’azienda conserviera Cirio. Ma fra la fine del 1893 e il 1894 il grande Istituto nazionale veniva posto in liquidazione trascinando Casa Florio nella tempesta finanziaria con conseguenti gravi perdite. Già alla fine del 1893 Ignazio Florio si dichiarava mallevadore di tutte le somme depositate nella sede di Palermo.

Il ruolo di appoggio finanziario e borsistico della NGI venne assunto dalla Banca Commerciale Italiana e da altre banche.

La Banca Comerciale Italiana era stata fondata a Milano il 10 ottobre 1894 per iniziativa di un consorzio di banche tedesche, in maggioranza,  austriache, svizzere e una francese. Il suo primo Direttore fu Federico Weil (insieme a Otto Joel) che era stato direttore della sede di Palermo della Società Generale di Credito Mobiliare Italiano, fino al dissesto della medesima.

 

Il Regio Commissario Civile Straordinario

Il 5 aprile 1896 il Governo del Marchese Di Rudinì istituì per decreto il Regio Commissario Civile Straordinario per la Sicilia. Il Commissario fu investito dei poteri politici e amministrativi che spettano ai Ministeri dell’Interno, delle Finanze, dei Lavori Pubblici, dell’Istruzione, dell’Agricoltura,  dell’Industria e Commercio. Venne nominato Commissario il conte Giovanni Codronchi Angeli, parlamentare di Imola, ed ex prefetto, che si insediò a Palermo. Tra i problemi che doveva affrontare vi era quello dell’applicazione della legge sul lavoro minorile in particolare nelle miniere di zolfo.

 

L’Anglo-Sicilian Sulphur Company

In Sicilia verso la fine del secolo XIX erano presenti e attive oltre 700 miniere con un impiego di forza lavoro di oltre 30.000 addetti le cui condizioni di lavoro tuttavia rimanevano al limite del disumano.

Il Florio aveva consistenti interessi commerciali e industriali nel settore zolfifero, con una produzione, nel 1894, pari a 4.500 tonnellate annue. Lo zolfo era principalmente utilizzato per la produzione di soda e di acido solforico. Lo sviluppo di metodi di utilizzazione delle piriti (di costo molto più basso) al posto dello zolfo nella produzione dell’acido solforico assieme alla diffusione del metodo Solvay per produrre soda artificiale portarono alla progressiva perdita di quote di mercato da parte dei produttori dello zolfo siciliano.

La richiesta di zolfo fu però rilanciata dalla diffusione di un fungo parassita della vite, l’Oidium, comparso in Europa nella seconda metà dell’Ottocento che colpiva i vigneti devastandoli. L’unico rimedio per prevenirne la diffusione era  il trattamento dei vitigni con zolfo macinato o sublimato.

Il futuro, tuttavia, si presentava ancora incerto a causa della forte concorrenza americana che si avvaleva del moderno metodo Frasch che pare non potesse essere applicato in Sicilia per motivi geologici. Nel 1896 la crisi sembrò superata con la costituzione dell’Anglo-Sicilian Sulphur Company (ASSC), una società a prevalente capitale inglese. Il governo intervenne con alcune concessioni e abrogò la tassa sugli zolfi. La società avrebbe acquistato la massima quantità possibile di zolfo siciliano  in modo da controllare il mercato.

Il Regio Commissario Codronchi si adoperò per migliorare i rapporti tra gli operai e gli esercenti e per inculcare il rispetto della legge sul lavoro dei minori, i “carusi”.

Interguglielmi, Eugenio (1850-1911) Carusi all’imbocco di un pozzo della zolfara, 1899
Eugenio Interguglielmi (1850-1911) Carusi all’imbocco di un pozzo della zolfara, 1899

 

Il cantiere navale di Palermo

All’inizio dell’ultimo ventennio del secolo, per l’Italia si rendeva necessario costruire nuove navi e più moderne per far fronte alla concorrenza straniera e per non lasciare un settore così strategico dipendente dalla produzione straniera. Lo stato ricorse allora ad una politica di premi e di sovvenzioni vincolati però all’utilizzazione da parte dei cantieri dei prodotti della siderurgia nazionale anch’essa incentivata e protetta per motivi economici e strategici (vedi nota).

Il Florio si preparò a sfruttare l’occasione offerta dalla legge. Da anni era irrisolta la costruzione del bacino di carenaggio e la sistemazione del porto di Palermo a causa delle difficoltà finanziarie e della crisi politica del comune.

Nel settembredel 1896, Ignazio Florio presenta al Commissario Civile Straordinario Codronchi il suo progetto di costruire un cantiere navale insieme al bacino di carenaggio. Codronchi ne coglie immediatamente l’importanza per le conseguenze sociali e politiche di cui può essere foriera in una realtà come quella palermitana dove da tempo covava il malcontento e dilagava la disoccupazione.

Due convenzioni per la costruzione del bacino di carenaggio e del cantiere navale vennero firmate il 16 marzo 1897 e ad assumersi l’onere della costruzione furono, oltre alla famiglia Florio, in parte lo Stato, in parte il Comune e la Provincia di Palermo, la Banca Commerciale Italiana e per una piccola quota la Cassa di Risparmio di Palermo.

Sempre nel 1898 venne costituita la Società Anonima prevista dalle convenzioni che assunse la denominazione di Cantieri Navali, Bacini e Stabilimenti Meccanici Siciliani di cui i Florio detenevano i due terzi delle azioni, avendone così il completo controllo.

Ignazio Florio coltivava l’ambizione di costruire un grandioso complesso industriale capace di ottenere il lavoro anche dall’estero. E  l’impresa lo rendeva agli occhi dell’opinione pubblica palermitana un coraggioso protagoniasta della possibile rinascita della città.

Purtroppo una serie di intoppi di natura burocratica, resistenze politiche, la crisi finanziaria del Comune di Palermo, divagazioni dello stesso Florio che tentà l’acquisizione del bacino di carenaggio di Messina senza riuscirvi, causarono ritardi esasperarono una situazione sociale già difficile. Numerose furono le agitazioni che si verificarono già in gennaio del 1898. Di fronte agli uffici della N.G.I. centinaia di operai dello Scalo di Alaggio uniti a un buon numero di muratori e di falegnami, protestavano contro la disoccupazione, il salario a cottimo e quello a giornata, che peggioravano le condizioni di lavoro e aggravavano la paura e l’incertezza.  La questura e la prefettura erano particolarmente preoccupate anche dell’attività di agitazione politica di socialisti e anarchici, che tentavano di prendere contatti con le maestranze del porto presso lo Scalo di Alaggio o nelle vicinanze della Fonderia Oretea.

La ripresa dei lavori del cantiere e del bacino durante il 1898 non riuscì ad assorbire la quantità dei senza lavoro.

Ma non soltanto in Sicilia c’erano tensioni sociali. Nel maggio 1898, a causa di gravi tumulti per le proteste contro il “caro pane” il governo guidato da Antonio di Rudinì proclamò lo Stato d’assedio a Milano, Napoli, Firenze e Livorno. A Milano il generale Bava Beccaris, in qualità di Regio Commissario Straordinario, ordinò di sparare cannonate sulla folla provocando una strage, in cui furono uccisi 80 cittadini e altri 450 rimasero feriti. In segno di riconoscimento per quella che dalla monarchia fu giudicata una brillante azione militare, Bava-Beccaris ricevette il 5 giugno 1898 dal re Umberto I la Gran Croce dell’Ordine Militare di Savoia, e il 16 giugno 1898 ottenne un seggio al Senato. Il marchese Di Rudinì fu costretto alle dimissioni e poi si ritirò dalla vita politica.

Il 29 Luglio del 1900 veniva assassinato a Monza il Re Umberto I. Saliva al trono il figlio Vittorio Emanuele III.

A Napoli  l’11 agosto 1901 moriva Frsncesco Crispi.

 

Il Consorzio Agrario Siciliano

Verso la fine dell’800, l’andamento del mercato del sommacco, che in passato aveva assicurato notevoli remunerazioni ai coltivatori siciliani, cominciò a registrare una forte crisi, dovuta a varie cause, tra le quali  la concorrenza del Sud America, l’ingresso nel mercato dei minerali tanninici delle Indie orientali, la guerra doganale con la Francia. Le foglie di sommacco macinate erano utilizzate per la concia delle pelli e per la tintura delle sete. Nel 1899 per far fronte alle perduranti difficoltà del mercato, Ignazio Florio riunì la maggior parte dei proprietari degli stabilimenti palermitani in una Società per l’esportazione dei sommacchi di Sicilia.

Agli inizi del 1899, Filippo Lo Vetere, direttore della sezione industrie chimiche di Casa Florio, lanciò l’idea di un Consorzio Agrario Siciliano per la risoluzione dei problemi dell’agricoltura isolana. Ignazio Florio incoraggiò l’iniziativa intervenendo anche finanziariamente.

Filippo Lo Vetere, iscritto al Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, nel 1893 aveva fatto parte del movimento dei fasci dei lavoratori.  Riteneva essenziale la collaborazione tra tutte le forze produttive dell’isola per fare pressione sul governo che poco pensava alla Sicilia.

Il 27 luglio 1899 l’idea del Consorzio Agrario Siciliano prende corpo con una assemblea tenuta nel teatro Politeama Garibaldi presieduta dal Sottosegretario Paolo Vagliasindi inviato del governo Pelloux del quale era ministro dell’Agricoltura Antonio Salandra. Viene eletto un Comitato esecutivo composto da nove membri. Presidente del comitato consortile è Ignazio Florio, segretario Filippo Lo Vetere. Del suo cda fecero parte il principe Lanza di Scalea, Vittorio Emanuele Orlando, Napoleone Colajanni, i vescovi di Palermo e Monreale, alcuni socialisti.

Il Consorzio ottenne 18000 adesioni e si attivò subito portando nelle zone agricole delle diverse province dell’isola esperti e dottori in agraria per diffondere tra gli agricoltori le moderne conquiste della scienza agricola, dalla concimazione chimica all’uso delle più recenti macchine agricole, agli impianti razionali delle nuove colture.

Anche il giornale l’Ora, fondato da Ignazio Florio si faceva strumento di diffusione del programma modernizzatore del Consorzio Agrario Siciliano che faceva parte di un progetto più ampio, di natura politica, tendente alla rinascita economica e sociale dell’isola: il Progetto Sicilia che prevedeva l’intensificazione colturale del latifondo e la riorganizzazione commerciale dei settori vitivinicolo, agrumario e zolfifero.

Il progetto fallì assai presto a causa dei grandi proprietari terrieri, aristocratici latifondisti che  non intendevano accettare l’egemonia della borghesia palermitana, cioè dei Florio. Il programma di Florio si realizzò comunque parzialmente con lo sviluppo del credito agrario e del movimento della cooperazione agricola.

Alle elezioni amministrative del 1900 Ignazio Florio, abbandonando socialisti e democratici promosse una lista moderata. La lista conquistò tutti i seggi in Consiglio Comunale e fu nominato sindaco Pietro Paolo Beccadelli di Bologna Principe di Camporeale, appartenente alla destra reazionaria, difensore degli agrari e degli interessi delle classi dominanti. Fu la rottura dei socialisti e dei democratici con Florio. Napoleone Colajanni si dimise dal giornale l’Ora e pubblicò il 22 settembre sul Secolo di Milano un violentissimo articolo contro di lui dal titolo “La rivincita della mafia”. Il giorno dopo gli rispose l’Ora accusandolo di diffamazione. Il Consorzio fu sciolto.

Nel 1904 i Florio fondarono la “Società Anonima Vinicola Italiana” insieme ad altri capitalisti e commercianti marsalesi come Ingham Whitaker e Woodhouse. La sede legale fu portata a Milano. I Florio ne manterranno la maggioranza fino al 1907.

Intanto nel 1904 la Sicilia conquistava per la prima volta il primato del numero di emigranti tra le regioni italiane.

 

Iniziative in campo culturale e sociale

Ignazio Florio acquistò dall’ammiraglio Cecil Downville Villa Igieia, una villa in stile neogotico ubicata sopra una scogliera compresa tra le borgate dell’Arenella e dell’Acquasanta. Inizialmente fu adibita a sanatorio per malati di tubecolosi diretto dal Professor Vincenzo Cervello che voleva sperimentare un nuovo metodo per la cura di quella malattia. Rivelatosi poco efficace la cura, il sanatorio sarà chiuso. Tra il 1899 e il 1900 Ignazio Florio trasformerà la villa in un lussuoso albergo facendola ristrutturare in stile Liberty dall’architetto Ernesto Basile e la stessa sarà affrescata con motivi floreali dal pittore Liberty Ettore De Maria Bergler. Per il Professor Cervello il comune di Palermo realizzerà un nuovo sanatorio  che sarà inaugurato nel 1909.

Ignazio Florio diede impulso al completamento del Teatro Massimo e ne fu impresario scritturando fra gli altri l’allora giovane e sconosciuto Enrico Caruso e Lina Cavalieri.

Ignazio Florio fondò una casa di riposo per marinai, , una scuola per le giovani lavoratrici analfabete della società tessile, un fondo per gli operai bisognosi, l’Istituto dei Ciechi a Villa del Pigno, il primo del genere ad essere aperto in Italia, asili nido all’interno delle sue aziende.

Tra il 1899 e il 1902 il grande architetto del Liberty italiano Ernesto Basile realizzò il Villino Florio all’Olivuzza per volere dalla famiglia Florio.

Dall’inizio del ‘900 la fabbrica Ceramiche Florio, che era stata fondata nel 1882, si avvale della collaborazione di Ernesto Basile. Con la fabbrica collaborano anche lo scultore Mario Rutelli, il pittore Ettore Maria Bergler, gli scultori Francesco Griffo e Antonio Ugo, il pittore e decoratore Rocco Lentini. In questi anni la fabbrica è diretta da Augusto Mèly al quale succede, nel 1908, l’architetto Norman Olsen.
La ditta partecipò con i suoi prodotti  all’Esposizione Universale Promotrice di Belle Arti di Palermo del 1900.

Nel 1900 Ignazio Florio fondò il quotidiano L’Ora, principalmente per difendere i propri interessi imprenditoriali dai concorrenti, e dai politici a lui ostili. Ma il giornale accoglieva anche scritti di D’Annunzio e di grandi giornalisti e scrittori dell’epoca. Ufficialmente ne era proprietario il marchese Carlo Starrabba di Rudinì, figlio dell’ex Presidente del Consiglio Antonio Starabba, marchese di Rudinì, ma la maggior parte delle azioni della società editrice appartenevano a Ignazio Florio, che ne assunse ufficialmente la proprietà nel 1904. A dirigere il giornale, di orientamento liberale, venne nominato inizialmente Vincenzo Morello, uno dei più autorevoli giornalisti politici italiani del tempo. Nel 1904 fu chiamato a dirigere L’Ora Edoardo Scarfoglio che aprì una redazione a Milano e ne fece un giornale di respiro internazionale stipuladoi patti di scambio d’informazioni con Le Matin di Parigi, il Times di Londra e The Sun di New York. Scarfoglio restò in Sicilia fino al 1907. Tra i collaboratori vi erano Salvatore Di Giacomo e Matilde Serao (moglie di Scarfoglio).

Organizzata da Vincenzo Florio, fratello di Ignazo, nel mese di maggio del 1906 si svolse in Sicilia la prima edizione della storica Targa Florio vinta da Alessandro Cagno su Itala.

Tra la fine del 1908 e l’inizio del 1909 navi della flotta Florio e lo stesso Ignazio si prodigarono per prestare soccorso alla popolazione delle città di Messina e Reggio Calabria colpite dal terremoto del 28 dicembre. Già il 30 dicembre la Casa Florio dispose la partenza per Messina della nave Sicania.

 

Florio all’Esposizione Internazionale di Milano del 1906

La Navigazione Generale Italiana  era presente all’Esposizione con un padiglione proprio, progettato dall’architetto Ernesto Basile. Oltre a modelli e disegni dei piroscafi della compagnia vi era la ricostruzione degli  ambienti di un transatlantico per i passeggeri di prima classe. La sala da pranzo, quella di musica, la sala di conversazione, quella di ritrovo per i bimbi, alcune cabine. C’era anche la “cabina Marconi” con gli apparecchi radio-telegrafici in funzione e in grado di comunicare con la stazione radio-telegrafica installata nel Padiglione del Ministero della Guerra. L’arredamento era stato realizzato su disegni dello stesso Basile.

Il Touring Club Italiano aveva uno stand nel quale era esposta, tra le altre cose, la Coppa Florio, trofeo che sarebbe stato assegnato alla casa costruttrice che avesse vinto più volte nell’arco di 7 edizioni la gara. Il trofeo era offerto dall’organizzatore della gara, Vincenzo Florio.

Un padiglione della Ditta Florio era dedicato alla pesa e alla lavorazione del tonno.

Nel 1905 la ditta Florio & C. era stata premiata all’Esposizione Universale di Liegi per i vini Marsala.

 

Il declino e i tentativi di arrestarlo

Per far fronte alle difficoltà finanziarie di Casa Florio, Ignazio già  a partire dal 1895 cominciò a lasciare a riporto presso la Banca Commerciale Italiana (di cui era anche consigliere) quantitativi sempre crescenti di azioni della NGI.

Alcune nuove iniziative imprenditoriali nelle quali Florio si lanciò non ebbero fortuna.

Le perdite sempre più frequenti portarono Ignazio Florio ad una esposizione crescente con la Banca Commerciale Italiana alla quale nel 1902 cedeva anche il Banco della Casa ponendo la sola condizione che la Banca Commerciale s’impegnasse ad istituire una Sede in Palermo ed una agenzia in Catania. La Banca Commerciale non era ancora presente a Palermo e Catania perché dopo l’apertura di una filiale a Messina nel 1899, si era trattenuta da un’ulteriore espansione nell’isola a causa degli intimi rapporti con la ditta “I. & V. Florio”, il cui capo faceva parte del Consiglio di amministrazione dell’Istituto milanese. (http://www.intesasanpaolo.mappastorica.com/profili/185.html)

 

Il governo tra il giugno ed il novembre del 1900, emanò due decreti che diminuivano sensibilmente i premi per la costruzione di navi; poi fece approvare un provvedimento, la legge 16 maggio 1901, n. 176, che fissava un tetto di 8 milioni l’anno per la spesa della Marina Mercantile. Queste restrizioni alle sovvenzioni statali colpivano in primo luogo l’ultimo arrivato tra i cantieri navali: Palermo. Cominciavano i licenziamenti. La NGI interrompeva ogni attività nel cantiere navale. Per tutta la classe dirigente della città era la fine delle illusioni su una possibile ripresa economico-industriale. Il Consiglio Comunale di Palermo temeva addirittura la chiusura del Cantiere navale e chiedeva una forte modifica della legge. Contro il provvedimento si mobilitò la deputazione siciliana in Parlamento.

Una vivissima agitazione nacque in Palermo nel ceto industriale ed operaio. E l’agitazione crebbe quando giunse la notizia, pubblicata dal giornale L’Ora, che nella nuova ripartizione dei finanziamenti del Ministero della Marina all’industria privata sarebbe stata esclusa la Sicilia mentre Genova e Napoli ottenevano notevoli finanziamenti per la costruzione di navi da guerra utili alle ambizioni coloniali del Paese. Così scriveva il giornale L’Ora il 27 febbraio: «La Sicilia è dunque dimenticata.  A Palermo si è fatto un trattamento speciale: ma per escluderla da tutti i benefici goduti e da godere da altre regioni! Agli opifici di Napoli e di Genova l’assegnazione di grandi lavori. A Palermo nulla! […………] Nelle leggi e nelle disposizioni la dimenticata è sempre la Sicilia, mentre la crisi nell’isola è più intensa che altrove, mentre nei cantieri di Palermo il lavoro è sospeso da tempo. […………]  La calma, lo abbiamo detto, è apparante. La fame è cattiva consigliera». 

Gli operai della fonderia Oretea, dello scalo di Alaggio e del Cantiere scesero in sciopero e organizzarono una manifestazione di protesta radunadosi al Foro Italico. Nel tentativo di calmare gli animi il Cav. Torrente, direttore della fonderia, lesse loro tre telegrammi dei Presidente del Consiglio Zanardell e dei ministri Giolitti e Morin i quali si dichiaravano ben disposti verso gli operai di Palermo. Gli operai però insistettero nel loro proposito di recarsi in corteo in Prefettura per formulare la loro protesta. Furono affrontati da guardie di P.S. e ne nacquero dei tafferugli ed alcuni operai furono arrestati. Sciolto il corteo gli operai si riunirono nei locali della Società dove deliberarono di perseverare nello sciopero fino a quando il Governo non avesse fatte a Palermo le stesse concessioni delle altre regioni. Nei giorni successivi allo sciopero si associarono altre categorie tra le quali quella dei cocchieri. Ma tutta la popolazione era solidale con la protesta che era appoggiata anche dal giornale L’Ora. Tuttavia non mancavano i facinorosi e si registrarono atti di violenza e saccheggi. La notte del 3 marzo furono operati  circa 200 arresti. In ambito governativo e anche da parte di alcuni parlamentari siciliani e del periodico socialista La Battaglia si tendeva ad attribuire a Florio il ruolo di sobillatore e La Battaglia  definiva lo sciopero “rivoluzione marca Florio”. Ma i socialisti palermitani erano divisi in tante fazioni e non mancavano quelli favorevoli a Florio. Tuttavia anche L’Avanti! , organo ufficiale dei socialisti italiani pubblicò un vibrato articolo contro gli organizzatori dello sciopero “voluto dai capitalisti per strappare concessioni allo Stato”.

Il 5 marzo gli operai sì riunirono nei locali della Società ed alla loro adunanza intervennero anche il sindaco Dì Camporeale ed i deputati Di Stefano e Dì Trabia, i quali pronunziarono dei discorsi esortanti gli operai a riprendere il lavoro. Tutti, però, confermarono l’intendimento di perseverare nello sciopero finché non fosse arrivata la risposta del Governo alla loro Commissione partita il giorno prima per Roma. E quella commissione incontrò anche Francesco Crispi, ormai fuori dalla politica attiva, che consigliò moderazione e promise i suoi buoni uffici presso il governo.
Accompagnati dall’on. Di Stefano, partiva per Roma anche Ignazio Florio, onde conferire con il presidente del Consiglio.

Tuttavia i cantieri navali saranno fermi fino al 1903 per poi riprendere gradualmente l’attività. Dal Ministero operai e amministrazione comunale di Palermo otterranno soltanto la conferma che il Cantiere di Palermo sarebbe stato regolarmente invitato, come gli altri, alle gare per fornitura di lavori.

La particolare situazione in cui il cantiere navale di Palermo venne a trovarsi costrinse la società Cantieri Navali, Bacini e Stabilimenti Meccanici Siciliani ad indebitarsi maggiormente con la Banca Commerciale Italiana, e nel 1905 Florio fu costretto a vendere la sua quota azionaria ad Attilio Odero, suo socio nella società Navigazione Generale Italiana e proprietario dei cantieri di Sestri Ponente e della Foce di Genova e socio delle Acciaierie di Terni. Nel 1906 il cantiere navale di Palermo insieme ai cantieri di Ancona e Muggiano, essi pure legati alla società Navigazione Generale Italiana, confluì nella società Cantieri Navali Riuniti con sede a Genova. L’operazione faceva parte del piano elaborato da Attilio Odero e Giuseppe Orlando, costruttori navali con stabilimenti a Genova e Livorno e proprietari della maggiore impresa siderurgica italiana, di costituzione di un cartello dell’acciaio anche con un accordo con la Vickers, grande azienda inglese nel settore delle armi. La società all’inizio del 1907 acquisì anche la gestione del bacino di carenaggio di Messina, cosa che non era riuscita al Florio qualche anno prima. Nel 1912 la proprietà dei Cantieri Navali Riuniti passò ai Piaggio (Erasmo e figli). L’operazione venne guidata dalla Banca Commerciale Italiana

Intanto la NGI procedeva all’ammodernamento e al potenziamento della flotta con i finanziamenti ottenuti da diversi istituti di credito principalmente la Banca Commerciale e il Credito Italiano. La società tornava a produrre utili e il valore delle azioni cresceva. A partire dal 1901 la N.G.I. assunse il controllo della società “La Veloce”, una compagnia di navigazione che svolgeva il suo servizio tra l’Italia e il Sud America. Nel 1903 Erasmo Piaggio, per dissidi con Florio, lasciò la carica di amministratore delegato e fondò il “Lloyd italiano” insieme con vari azionisti torinesi, napoletani e genovesi, con l’intento di fare concorrenza alla Navigazione Generale Italiana sulle rotte per le Americhe.

Nel 1906 venne acquisità dalla NGI l’ “Italia Società di Navigazione a Vapore” una compagnia di navigazione che effettuava servizi verso il Sud America.

Dal 1908 i Florio perdono il ruolo di guida della N.G.I. e aumenta il ruolo della Banca Commerciale Italiana. La Banca d’Italia si impegna per salvare casa Florio dal crack attraverso un consorzio di banche ma l’operazione non va in porto per le resistenze di Florio che non accetta le condizioni imposte dalla Banca d’Italia.

Nel luglio 1909 vi furono a Palermo manifestazioni di protesta contro il governo Giolitti, con disordini e cariche della polizia, a causa della nuova legge sulle Convenzioni marittime che intendeva liberalizzare il settore della navigazione. Gli scioperanti erano sostenuti dal giornale L’Ora.

Nel 1910  viene costituita la Società Nazionale dei Servizi Marittimi alla quale nel 1912, con l’approvazione della nuova legge sulle Convenzioni marittime del governo Luzzatti, vengono affidati quasi tutti i servizi convenzionati e a cui la N.G.I. cede gran parte della sua flotta e i servizi sovvenzionati nel Mediterraneo concentrando i suoi interessi sulle rotte verso le Americhe mantenendo in linea solamente 19 navi. La fonderia Oretea e lo scalo di alaggio furono ceduti a Odero.
Tra gli azionisti della Società Nazionale dei Servizi Marittimi facevano parte il palermitano Luigi Giachery e il messinese di origini inglesi Guglielmo Peirce, un armatore che dopo il terremoto del 1908 aveva trasferito la sua attività a Napoli.

 

Anche l’industria zolfifera entrò nel 1905 in uno stato di crisi. Infatti in quell’anno scadeva il contratto decennale con la “Anglo-Sicilian- Sulphur-Company”, voluto nel 1895 dai Florio. Scaduto il contratto la crisi fu inevitabile. Nel 1906 la compagnia di Florio e C., non potendo reggere la concorrenza americana, si sciolse per essere sostituita da un Consorzio Obbligatorio. Durante i lavori parlamentari per la discussione della legge che doveva istituire il Consorzio nei diversi comparti zolfiferi ci furono scioperi e manifestazioni anche violente. Dopo l’entrata in funzione del Consorzio la produzione ben presto si ridusse a un decimo di quella mondiale e le miniere, una dopo l’altra, vennero chiuse.

Nel 1906 Ignazio Florio fondò con altri imprenditori italo-francesi la Société Générale des Soufres, società di diritto francese con sede a Parigi. La Società gestiva una decina di zolfare siciliane ed occupava circa 7.000 dipendenti. Direttore Generale Tecnico del gruppo era Ignazio Sanfilippo.

Ai dissesti economici si aggiunsero i lutti familiari. Anche il piccolo Ignazio Baby-Boy, l’erede della dinastia morì inspiegabilmente a otto anni nel 1903. All’età di nove anni, nel 1902, era morta la figlia maggiore, Giovanna. Un’altra figlia, Giacobina, morì subito dopo la nascita. Uniche figlie rimaste furono Igiea e Giulia che non erano considerate eredi in quanto femmine.

Il 1911 fu anche l’anno dell’ultima epidemia di colera a Palermo. Tra le vittime vi fu la giovane moglie di Vincenzo Jr, Annina Alliata di Montereale.

A partire dal 1908 la situazione finanziaria dei Florio precipitò. Un progetto di salvataggio ideato dal direttore della Banca d’Italia Stringher non andò in porto.

Nel 1910 Ignazio Florio  strinse un accordo con le Ditte Fratelli Pedemonte Luigi Lavagetto e C. di Alessandria e Angelo Parodi di Genova alle quali cedeva per sei anni (dal 1910 al 1915) il prodotto delle tonnare di Favignana con iscrizione ipotecaria sull’intera isola. Questo accordo ebbe il patrocinio della Banca Commerciale che surrogava le due ditte nell’ipoteca su Favignana. In seguito la tonnara di Favignana sarà assorbita dalla Banca Commerciale. Nei primi anni trenta, passerà all’IRI e nel 1938 nelle mani degli imprenditori genovesi Parodi (Giovan Battista e Vittorio).

Il blocco dei traffici marittimi e commerciali provocato dalla prima guerra mondiale si ripercosse negativamente sulle residue attività della Casa, la cui amministrazione era stata nel frattempo affidata all’ingegnere Carlo Linch.

Con una situazione così difficile Florio non potè riscattare le azioni della NGI e così i Florio uscivano definitivamente dalla società di navigazione che invece continuò a distribuire utili cospicui ai suoi azionisti. Nel 1932, dopo aver varato la celebre REX sarà assorbita nella società  Italia Flotte Riunite.

Nel 1916 Vittorio Ducrot fondò la “Vittoria Aeronautica Ducrot”, insieme ai Florio, per la costruzione di idrovolanti per la Regia Marina. Su licenza della Franco-British Aviation Company produceva l’idroricognitore biplano FBA Type H. Per il collaudo veniva utilizzato il golfo di Mondello.  Negli anni venti l’attività continuò per un periodo come “Società Aeronautica Ducrot & Florio” per la “Società Italiana Servizi Aerei”, la prima azienda di trasporto aereo passeggeri ad essere fondata su territorio italiano e la prima ad effettuare voli regolari di linea.

Nel 1917, nonostante la guerra in corso avesse fatto impennare il prezzo dello zolfo, Florio dovette cedere alla Banca Commerciale anche le azioni della società zolfifera italo-francese che aveva fondato: “La Societé Générale des Soufres”.  Le miniere e le attività della  società zolfifera secondo i piani della Banca Commerciale dovevano essere rilevate da una nuova società della quale facevano parte anche lo svizzero messinese Carlo Sarauw e l’anglo catanese Trewhella.

Nel 1918 Ignazio Florio costituì la Società sicula immobiliare con sede a Milano con un capitale ricavato dalla vendita della splendida residenza palermitana dell’Olivuzza e dalla celebre Villa Igiea nella quale funzionava anche una Casa da gioco.

Sette anni dopo fondò un’impresa di navigazione per i collegamenti con la Sicilia e la Sardegna. Dopo un incerto avvio, dalla fusione con la Citra, altra impresa di navigazione, sarà assorbita dalla Società Tirrenia nel 1936 quando il Florio era stato ormai estromesso.

L’azienda vinicola nel 1920 fu acquisita dalla Cinzano. Oggi fa parte del gruppo Illva di Saronno e produce anche moscato e passito di Pantelleria.

Alla fine degli anni Venti la “Ceramiche Florio”, già da tempo rimasta improduttiva, viene assorbita dalla “Richard-Ginori”.

Ignazio Florio Jr morì a Palermo il 19 novembre 1957.

Giuseppe Picciolo

 

 

Fonti

Orazio Cancila – Storia dell’industria in Sicilia Laterza, Roma Bari, 1995. ISBN 88 – 420 – 4609-4  p. 44

Orazio Cancila, I Florio, storia di una dinastia imprenditoriale, RCS libri, Milano 2008

Orazio Cancila, Palermo, Laterza, Bari 2009

Giuseppe Barone,  Le vie del Mezzogiorno: storia e scenari, Donzelli Editore, Roma 2002

Raleigh Trevelyan, Princes under the volcano, W. Morrow, New York 1973

Maffeo Pantaleoni, La caduta della Società Generale di Credito Mobiliare Italiano in Scritti vari di Economia, Libreria Castellani Editrice, Roma 1910

Gaetano Calabrese (a cura di), Gli Archivi d’Impresa in Sicilia, editore Franco Angeli, Milano 2007 (Volume pubblicato con il contributo della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania, Corso di Laurea in Scienze dei Beni Culturali – sede Siracusa)

Archivio Storico del Corriere della sera di Milano

Archivio Storico del quotidiano La Stampa di Torino

Sito Web www.intesasanpaolo.mappastorica.com, visitato il 29/07/2019

 

 

Note

Nel 1884, auspice il ministro della Marina Benedetto Brin, veniva fondata da Vincenzo Stefano Breda e da un gruppo di capitalisti e banchieri veneti la ‘Società degli Alti Forni e Fonderie di Terni’ (SAFFAT). L’iniziativa nasceva con la garanzia e l’aiuto dello Stato. Lo stabilimento fu costruito nella città di Terni. Il ministro Brin, che era anche generale e ingegnere navale, sosteneva che per la sicurezza della Nazione il possesso di navi non bastava se non si era in grado di costruirle, fabbricandone ogni componente con le risorse nazionali. Alla Terni fu quindi affidato principalmente il compito di affrancare l’industria bellica italiana dal ricorso alle forniture straniere. La nuova società era  legata alle commesse statali sia direttamente sia attraverso le sovvenzioni che venivano concesse ai cantieri navali a condizione che utilizzassero prodotti nazionali. Gli armatori privati inoltre venivano incentivati a far costruire le loro navi dai cantieri nazionali sovvenzionati. A dare un ulteriore aiuto al sistema intervenivano anche la politica protezionistica e le agevolazioni fiscali.


Si definisce riporto il contratto mediante il quale una parte detta riportato trasferisce ad un’altra parte, detta riportatore, la proprietà di titoli di credito di una data specie e di un determinato prezzo e questi assume l’obbligo di trasferire al riportato alla scadenza del termine stabilito la proprietà di altrettanti titoli della medesima specie, verso rimborso del prezzo, che può essere aumentato o diminuito a seconda dell’accordo.


Il Teatro Massimo Vittorio Emanuele di Palermo è il più grande edificio teatrale lirico d’Italia, e terzo in Europa per ordine di grandezza architettonica dopo l’Opéra National di Parigi e la Staatsoper di Vienna.

Il concorso del 1864 per il progetto fu vinto dall’architetto Giovan Battista Filippo Basile. I lavori furono iniziati soltanto nel 1875 e alla mortedi  Giovan Battista Filippo Basile subentrò il figlio Ernesto Basile, anch’egli architetto.

L’edificio presenta una struttura d’ispirazione greca e romana. Sul frontone della facciata si può leggere il motto “L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire“.

L’apparato architettonico della grande sala si deve ad Ernesto Basile. Ernesto, raffinatissimo rappresentante del Liberty europeo, si servì per le decorazioni e per le composizioni dei palchi e degli arredi dell’opera del designer Vittorio Ducrot. L’interno è decorato e dipinto da Rocco Lentini, Ettore De Maria Bergler, Michele Cortegiani, Luigi Di Giovanni. La sala è a ferro di cavallo, con cinque ordini di palchi e galleria (loggione). Il soffitto sopra la platea è composto da grandi pannelli lignei affrescati che  mossi da un meccanismo si aprono verso l’alto, consentendo l’aerazione dell’intero ambiente.

Il 16 maggio 1897 avvenne l’apertura ufficiale del Teatro con Falstaff di Verdi.

Esterno del Teatro Massimo
Esterno del Teatro Massimo
Interno del Teatro Massimo
Interno del Teatro Massimo
Soffitto del Teatro Massimo
Soffitto del Teatro Massimo

 

Il 4 agosto 1906 capitò alla nave “Sirio” della NGI uno dei più tragici naufragi sulla rotta degli emigranti verso le Americhe;  il naufragio avvenne sugli scogli di Capo Palos nei pressi della città spagnola di Cartagena. Ci furono ufficialmente 293 morti tra i passeggeri registrati, ma secondo la stampa e molti testimoni, le vittime superarono le 500 unità. Ci furono molte polemiche e aspre critiche rivolte da una parte della stampa nazionale ed europea al comandante, al governo, al commissariato per l’emigrazione, alla NGI.

 

 

Ignazio Florio Sr Donna Franca Florio
Vincenzo Florio Vincenzo Florio Jr e la Targa