Costanza d’Altavilla

Costanza d’Altavilla, o Costanza I di Sicilia (Palermo, 2 novembre 1154 – Palermo, 27 novembre 1198), fu l’ultima regina della Casa d’Altavilla.

Costanza d’Altavilla era figlia postuma di Ruggero II re di Sicilia e della sua terza moglie Beatrice di Rethel. Alla morte di Ruggero II gli successe sul trono Guglielmo I, fratello di Costanza. Guglielmo I morì nel 1166 quando Costanza aveva 11 anni. Il suo successore fu il figlio Guglielmo II del quale, quindi, Costanza era zia.

Nel settembre del 1184 l’Imperatore Federico Barbarossa era sceso in Italia, questa volta da amico, per rinsaldare la pace con i Comuni siglata a Venezia nel 1177, per risolvere con il papa alcuni punti rimasti in sospeso e per portare avanti un progetto di matrimonio tra suo figlio Enrico ed una principessa di sangue normanno. Non riuscì a convincere il Papa sul matrimonio ma i negoziati con la corte di Sicilia andarono avanti. Gli emissari dell’Imperatore trovarono nell’isola l’opposizione del protonotaro e vicecancelliere Matteo d’Aiello e l’appoggio convinto dell’arcivescovo Gualtiero Offamil.  Guglielmo era indeciso e condizionato dalla salute malferma e dalla perdita della speranza di avere un erede dalla moglie Giovanna. Temeva ribellioni interne dei baroni e attacchi esterni al Regno se non si foose provveduto ad affidarlo ad un uomo forte. Alla fine diede il suo consenso.

Il 29 ottobre 1184 ad Augusta (in Germania) fu siglato l’atto ufficiale del fidanzamento di Costanza, trentenne, con il diciannovenne Enrico VI Hohenstaufen di Svevia, figlio dell’imperatore Federico Barbarossa.

Il 21 gennaio 1186 Costanza d’Altavilla ed Enrico di Svevia si sposarono nella basilica di Sant’Ambrogio a Milano, dove il patriarca Goffredo di Aquileia impartì agli sposi la benedizione nuziale cingendoli con il diadema dei Re Longobardi (la Corona di Ferro). Un vescovo tedesco incoronò Costanza per il Regno di Germania e l’arcivescovo di Vienna per quello di Arles.  La cerimonia fu molto sfarzosa. La sposa indossava abiti ricamati e intessuti in oro e argento. Inoltre, la sposa era stata accompagnata da 150 cavalli che trasportavano l’appannaggio personale e il ricco corredo. Una ricca dote era stata versata al tesoro imperiale. Alla cerimonia milanese intervennero principi e nobili di tutto l’Occidente invitati ed ospitati da Federico Barbarossa.

Quella unione però non piaceva al Papa Urbano III e fu per lui, avversario dell’Impero, un vero smacco. Il Papa temeva che con il matrimonio si rafforzasse il potere imperiale a danno del papato. Nella veste di arcivescovo di Milano si era rifiutato di incoronare Enrico come re d’Italia e dopo la celebrazione sospese a divinis tutti gli ecclesiastici che vi avevano preso parte..

Henrico VI e Costanza - Liber ad honorem Augusti
Henrico VI e Costanza – Liber ad honorem Augusti di Pietro da Eboli, 1196

Nel 1189 Guglielmo II in punto di morte, non avendo discendenti diretti, indicò la zia Costanza come erede ed obbligò i cavalieri, riuniti a Troia, in Puglia, a giurarle fedeltà. Morto il Re ben pochi prestarono fede al giuramento. Molti baroni non amavano gli svevi che consideravano poco influenzabili ma fra i numerosi pretendenti scoppiò la guerra civile in Sicilia e in Puglia. Alla fine rimasero due candidati da contrapporre a Costanza: alcuni preferivano Ruggero di Andria, altri Tancredi di Lecce, e alla fine fu eletto quest’ultimo fortemente appoggiato dal cancelliere del Regno Matteo d’Ajello. Tancredi era cugino di Guglielmo II e figlio naturale di Ruggero III duca di Puglia; suo nonno era Ruggero II e la  principessa Costanza, di un anno più giovane di lui, era sua zia.

Essendo l’imperatore Federico Barbarossa impegnato nella crociata in Terra Santa Enrico VI e Costanza erano costretti a rimanere nel regno di Germania.

Nel novembre 1189 Tancredi fu incoronato a Palermo re di Sicilia. Papa Clemente III approvò e riconobbe l’elezione.

Ruggero di Andria si rifiutò di prestare fedeltà al nuovo re e si schierò a fianco di Costanza d’Altavilla, riconoscendola legittima erede ma probabilmente continuando ad aspirare al trono per se stesso. Morirà nel 1190 alla fine di un tentativo di insurrezione contro Tancredi in Puglia per mano di Riccardo di Acerra che lo aveva fatto prigioniero a tradimento con false promesse di pace.

Nel settembre dello stesso anno arrivarono in Sicilia Filippo II Augusto re di Francia e Riccardo I Cuor di Leone con i loro eserciti ed un seguito di pellegrini. I due re si riunivano in Sicilia per poi procedere verso la Terra Santa per partecipare alla terza Crociata. Il re d’Inghilterra mise a socquadro la città di Mesina per convincere Tancredi a restituire la libertà e i beni ereditati a sua sorella Giovanna, vedova di Guglielmo II. Lo scontro si concluse con una alleanza in chiave anti sveva.

Morto Federico Barbarossa nel 1191 Enrico e Costanza partirono alla volta di Roma, dove il 15 aprile, Celestino III li incoronò imperatore e imperatrice, ma alla coppia imperiale non venne ancora concessa la corona del Regno di Sicilia.

Due settimane dopo Enrico si mise alla testa di un possente esercito per rivendicare i diritti di successione della sua sposa sostenuto anche dalla flotta pisana. Assediò Napoli, difesa dal conte Riccardo di Acerra che era cognato di Tancredi avendo sposato la sorella della di lui moglie Sibilla. Salerno invece, controllata dai seguaci di Enrico, accolse Costanza che prese alloggio nel Palazzo Reale.

La flotta siciliana al comando dell’Ammiraglio Margarito accorse in difesa di Napoli, assaltò le navi pisane e liberò il porto. Costanza veniva fatta prigioniera dai salernitani fedeli a Tancredi, che nel frattempo avevano preso il sopravvento, e condotta a Messina dall’Ammiraglio Margarito. A Messina Costanza fu consegnata a Tancredi, il quale la mandò presto a Palermo affidandola alla sorveglianza della moglie Sibilla. Ma poco dopo, viste le manifestazioni di simpatia del popolo per lei, la fece trasferire a Napoli e rinchiudere nel Castel dell’Ovo.

L’esercito di Enrico, colpito anche da una pestilenza fu decimato. Tancredi pensò di consegnare Costanza a papa Celestino III che si era offerto quale mediatore; durante il viaggio verso Roma, però il convoglio fu attaccato da una guarnigione di alleati di Enrico e l’imperatrice fu liberata.

Nel febbraio del 1194 Tancredi morì e così, essendo morto poco tempo prima il primogenito Ruggero. gli succedette Guglielmo III di soli 9 anni, con la reggenza della madre, Sibilla di Medania.

In questo contesto Enrico, forte anche del denaro ottenuto per il riscatto del re inglese Riccardo I Cuor di Leone, fatto prigioniero in Austria durante il viaggio di ritorno dalla Terra Santa, tornò in Italia con la moglie e riuscì a sottomettere in poco tempo il regno di Sicilia. Salerno fu duramente punita per aver tradito Costanza.

A ottobre Enrico era a Messina in precedenza occupata dalle sue truppe e il 20 novembre entrò a Palermo alle cui porte incontrò una delegazione di borghesi che fecero atto di sottomissione. L’ Ammiraglio Margarito gli consegnò il Castello del porto che lui comandava. 

Il 25 dicembre del 1194 Enrico fu incoronato re di Sicilia nella cattedrale di Palermo, in presenza di Sibilla e del piccolo Guglielmo III di Sicilia. Enrico infatti in un primo momento parve voler essere magnanimo con la famiglia dell’ex re e aveva stretto un patto con Sibilla che al suo arrivo si era rifugiata con le figlie e il figlio nel Castello di Caltabellotta.

Il giorno seguente Costanza diede alla luce a Jesi, dove si era fermata, il futuro Federico II di Svevia. Costanza d’Altavilla al momento del parto aveva 40 anni. Costanza raggiunse il marito dopo aver affidato il neonato alle cure della duchessa di Spoleto, consorte del duca tedesco Corrado di Urslingen, residente a Foligno, la città in cui Federico avrebbe passato i primi tre anni di vita.

In seguito ad una presunta congiura l’imperatore fece imprigionare e deportare in Germania Sibilla e il piccolo Guglielmo, insieme con quelli che erano stati i più stretti collaboratori di Tancredi. Gli uffici del Regno furono affidati a persone di sua fiducia. L’Imperatore introdusse numerosi suoi vassalli e portò con sé i Cavalieri Teutonici che si insediarono a Messina e Palermo. Più tardi Guglielmo III fu accecato ed evirato.

La Curia convocata a Bari per la Pasqua del 1195 conferì la reggenza del Regno di Sicilia a Costanza ed Enrico tornò in Germania.

L’imperatore tornò nel Regno di Sicilia nel dicembre 1196 per sedare una rivolta e fece giustiziare il conte di Acerra, il più fedele seguace di Tancredi. Da Capua decise l’imposizione di una tassa imperiale generale ed emanò un editto di revoca dei privilegi.

Passando da Cosenza l’imperatore si trasferì a Messina dove si incontrò con la moglie. Insieme la coppia si recò a Palermo per festeggiare la Pasqua. Nella capitale, dove rinnovò l’editto di revoca dei privilegi, Enrico rimase fino al 25 aprile.  Senza Costanza andò poi a cacciare nella sua riserva presso Patti. Fu allora che scoppiò una congiura contro di lui, dalla quale riuscì a salvarsi rifugiandosi a Messina. Con un esercito messo insieme rapidamente, i ribelli furono battuti presso Catania; Castrogiovanni, la loro ultima roccaforte, fu cinta d’assedio e ai primi di luglio la rivolta fu domata. Enrico VI si vendicò crudelmente con i congiurati e fece punire anche quelli incarcerati in Germania. Corsero allora voci di una partecipazione di Costanza e di Papa Celestino alla congiura.
L’Imperatore fece uccidere i congiurati catturati con le torture più crudeli e costrinse sua moglie a essere presente alla terribile esecuzione dei suoi concittadini.

Quella estate molti crociati si riunivano in Sicilia per partire verso la Terra Santa. Enrico avrebbe  potuto parteciparvi, ma pensò che fosse più saggio attendere gli sviluppi della situazione nel Regno, e  rimase in Sicilia.

Durante una battuta di caccia (probabilmente in territorio di Fiumedinisi dove possedeva un castello) si ammalò di dissenteria, o forse malaria, e nel giro di poche settimane, dopo un iniziale miglioramento, cedette inaspettatamente il 28 settembre 1197 nel Palazzo Reale di Messina alla presenza della moglie.

Poco prima di morire Enrico VI aveva fissato nel suo “testamento politico” le direttive per la successione del figlio Federico nell’Impero e nel Regno di Sicilia. In base a queste direttive al papa si dovevano confermare certi diritti riconosciutigli già dai precedenti re Siciliani. In caso di morte prematura di Costanza, sarebbero entrate in vigore le sue disposizioni relative al figlio Federico, e se questi fosse morto senza eredi il Regno sarebbe dovuto passare alla Curia romana; ove Costanza fosse sopravvissuta al figlio, il Regno sarebbe passato alla Santa Sede, ma Costanza avrebbe governato la Sicilia fino alla morte. Il papa doveva assicurare l’elezione imperiale a Federico ottenendo in cambio i feudi che erano stati di Matilde di Canossa.

Dopo la morte di Enrico VI Costanza rimase in un primo momento a Messina. Poi si precipitò a Palermo per assicurarsi il possesso della capitale e per preparare i funerali solenni. Richiamò presso di sé da Foligno il figlio. A dicembre tornò a Messina. Fece allontanare alcuni funzionari tedeschi infedeli e cominciò ad occuparsi dell’incoronazione di Federico a re di Sicilia per la quale doveva raggiungere un accordo con la Curia e con il Papa Questa missione fu affidata all’arcivescovo Berardo di Messina. I funerali di Enrico VI poterono essere celebrati nel maggio del 1198. Le spoglie furono trasferite nel duomo di Palermo. La domenica di Pentecoste Federico fu incoronato re di Sicilia a Palermo.

In Germania Filippo di Svevia (fratello di Enrico) e Ottone di Brunswick furono eletti successivamente re tedeschi (6-8 marzo e 9 giugno 1198). Costanza continuò ad usare il titolo di imperatrice romana, ma nei suoi atti emanati insieme con il figlio si limitò al Regno di Sicilia. Madre e figlio risiedevano a Palermo, città che Costanza non lasciò fino alla morte. Costanza iniziava anche i primi contatti per il matrimonio del figlio con una principessa aragonese, matrimonio che sarebbe stato realizzato dopo la sua morte.

Rimaneva sempre controverso il problema delle condizioni alle quali la Sicilia doveva essere presa in feudo dalla Chiesa. Furono intavolate difficili trattative con il Papa Innocenzo III e furono stilati degli atti ufficiali ma la morte dell’imperatrice ne impedirà l’esecuzione.

Presaga della prossima fine, il 25 novembre 1198, Costanza dettò il suo testamento. In previsione dei disordini che si sarebbero abbattuti sul Regno raccomandò il figlio alla protezione del Papa che nominò tutore e reggente, al quale tutti i sudditi erano tenuti a prestare il giuramento di fedeltà. Al re minorenne affiancò come familiari gli arcivescovi di Palermo, Monreale, Capua e Reggio e il cancelliere Gualtiero di Palearia. Dispose di essere sepolta nel duomo di Palermo, dove le sue spoglie riposano in un sarcofago di porfido.

 

 

Note e Bibliografia

Costanza ossessionava l’immaginazione dei suoi contemporanei come hanno fatto poche regine o imperatrici. La sua venuta al mondo dopo la morte del padre; le scarse notizie sulla sua fanciullezza e adolescenza; il suo tardivo matrimonio, quando aveva già più di trent’anni, con il figlio di Barbarossa di dieci anni più giovane di lei; i nove anni di matrimonio senza figli; l’inattesa maternità in tarda età. Tutto questo sembrava abbastanza misterioso per la gente del suo tempo e alimentava tutta una serie di leggende.

Si disse che la madre di Costanza, Beatrice di Rethel, era stata in preda a sogni malvagi dopo la sua nascita. E gli auspici della corte normanna dichiararono che Costanza avrebbe portato una grave rovina nella sua patria. Per evitare questo destino Costanza fu immediatamente condannata ad essere suora. Il fatto che la principessa abbia effettivamente trascorso lunghi periodi in vari conventi di Palermo potrebbe aver rafforzato tale congettura. Si diceva inoltre che Costanza non era affatto disposta a sposarsi, e che lo fece solo sotto costrizione, per questo suo sacrificio Dante nella Divina Commedia le ha riservato un posto in Paradiso.

Giovanni Boccaccio, l’autore del Decamerone, ha affermato che fu chiusa in un convento in seguito ad una visione del frate veggente Gioacchino da Fiore secondo il quale Costanza avrebbe generato l’Anticristo.

Ma il fatto è palesemente falso: Costanza non fu infatti mai monaca. Questa leggenda fu utilizzata dai Guelfi contro il figlio Federico II divenuto Imperatore.

Anche la gravidanza dell’imperatrice quarantenne ha dato origine ad altre oscure leggende rafforzate aumentandole l’età e raffigurandola come una vecchia decrepita.

Si disse che partorì Federico II e lo allattò in pubblico nella piazza di Jesi per fugare ogni dubbio e spegnere i pettegolezzi sulla sua gravidanza. Così racconta la vicenda Giovanni Villani nella sua Nuova Cronica del  1348:

E non sanza cagione e giudicio di Dio dovea riuscire sì fatto ereda, essendo nato di monaca sacra, e in età di lei di più di LII anni, ch’è quasi impossibile a natura di femmina a portare figliuolo, sicché nacque di due contrarii, allo spirituale, e quasi contra ragione al temporale. E troviamo quando la ’mperadrice Gostanza era grossa di Federigo, s’avea sospetto in Cicilia e per tutto il reame di Puglia che per la sua grande etade potesse essere grossa; per la qual cosa quando venne a partorire fece tendere uno padiglione in su la piazza di Palermo, e mandare bando che qual donna volesse v’andasse a vederla, e molte ve n’andarono e vidono, e però cessò il sospetto.

Ma la vicenda non trova conferme in altri documenti storicamente attendibili. Inoltre il Villani fa nascere Federico a Palermo ed esagera sull’età di Costanza.

 

 

Nascita di Federico II. Dal ms della Cronica di Giovanni Villani
Nascita di Federico II. Dal ms della Cronica di Giovanni Villani

 

Si disse che fosse stata lei ad avvelenare il marito per vendicare i suoi parenti e connazionali da lui fatti uccidere ma non vi sono prove certe, solo sospetti, che ciò sia avvenuto.


Nel 1197  Enrico VI concesse alla città di Messina il privilegio del Porto Franco. Tale disposizione  concedeva al porto la libera importazione ed esportazione di merci di qualsivoglia genere, senza obbligo di tasse.
Alla morte di Enrico VI, l’imperatrice Costanza d’Altavilla confermò il proclama regale.
Per l’occasione la cittadinanza messinese decise di realizzare tre lapidi che furono solennemente trasferite nella cattedrale della città.

 


Fonti

Ernst Kantorovicz, Frederich the second, Ederick Ungar Publishing Co., New York 1931

Ferdinand Chalandon, Histoire de la domination normande en Italie et en Sicile, B. Franklin, New York 1960

Giovanni Villani, Nuova Cronica libro VI, 1348

Pietro da Eboli, Liber ad honorem Augusti sive de rebus Siculis, 1196. Secondo il cod. 120 della Biblioteca civica di Berna. A cura di G.B. Siragusa, Tipografia del Senato, Roma 1906.

Isidoro La Lumia, Storia della Sicilia sotto Guglielmo il Buono. Le Monnier, Firenze 1867.

Pasquale Hamel, Costanza d’Altavilla. Biografia eretica di una imperatrice, Rubettino Editore, Soveria Mannelli 2018

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