Il tragico naufragio della nave Sirio

In Italia la compagnia della Navigazione Generale Italiana (N.G.I), deteneva il monopolio quasi incontrastato del trasporto passeggeri e merci. La società era nata nel 1881 dalla fusione delle Società Florio (Palermo) e Rubattino (Genova). Nel 1885 aveva acquisito anche le navi della “Società Italiana di Trasporti Marittimi Raggio &Co” tra le quali il piroscafo “Sirio”.

Capitò proprio al “Sirio” uno dei più tragici naufragi sulla rotta degli emigranti verso le Americhe;  il naufragio avvenne il 4 agosto 1906 sugli scogli di Capo Palos nei pressi della città spagnola di Cartagena.

La nave, proveniente da Genova aveva fatto scalo a Barcellona e avrebbe dovuto condurre i passeggeri a Rio de Janeiro, Santos, Buenos Aires e Montevideo. Trasportava 120 passeggeri di prima e seconda classe e oltre 1200 emigranti non soltanto italiani ma anche spagnoli, turchi e di altre nazionalità. Gli italiani erano in massima parte delle regioni del nord, molti i liguri. Vi erano anche famiglie intere con un gran numero di bambini piccoli.

E da Genova in Sirio partivano

per l’America varcare, varcare i confin

e da bordo cantar si sentivano

tutti allegri del suo, del suo destin.

In vista dello Stretto di Gibilterra, la nave correva a tutta velocità quando, alle quattro del pomeriggio, andò a schiantarsi su una secca: una delle secche meglio conosciute del Mediterraneo, la secca del Bajo de Fuera che dal fondo arriva tre metri sotto la superficie del mare tra alcune isolette che formano il gruppo delle Hormigas (Formiche). La stessa secca dove ventitré anni prima era naufragata la nave passeggeri “Nord America” della società genovese “la Veloce”.

Urtò il Sirio un terribile scoglio,

di tanta gente la misera fin:

padri e madri abbracciava i suoi figli

che sparivano tra le onde, tra le onde del mar.

L’impatto causò la messa fuori uso di parte delle lance di salvataggio e l’annegamento di numerosi passeggeri che, trovandosi in coperta, furono sbalzati fuori dalla nave. La parte di poppa andò sott’acqua e molti passeggeri non poterono risalire in coperta.

Il panico cominciò a cogliere gli ignari viaggiatori in genere del tutto privi di esperienza del mare e che non avevano ricevuto alcun addestramento per affrontare una situazione di emergenza.

Benedito Calixto (1853-1927)- Naufrágio do Sírio, 1907 Acervo do Museu de Arte Sacra de São Paulo, Brasil Public domain attraverso Wikimedia Commons
Benedito Calixto (1853-1927)- Naufrágio do Sírio, 1907 Acervo do Museu de Arte Sacra de São Paulo, Brasil Public domain attraverso Wikimedia Commons

I marinai di turno in sala macchine morirono annegati per l’acqua che l’aveva invasa. E poi venne l’esplosione delle caldaie che sollevò una montagna di acqua e distrusse i ponti passeggeri. I canotti di bordo, messi in acqua al momento dell’urto, si riempirono in un batter d’occhio a tal punto che affondarono subito.

Molte navi si trovavano nella zona in quel momento. Un piccolo vapore francese, il Maria Luisa, che era appena salpato da Cartagena diretto verso Alicante raccolse 54 naufraghi che, caduti in mare, si tenevano aggrappati a pezzi di tavole, sedie e altri oggetti galleggianti. Ci furono parecchie polemiche per il comportamento del comandante di questa nave che secondo molti sopravvissuti avrebbe potuto fare molto di più. Fu sua comunque la prima testimonianza oculare della dinamica del disastro. Questo il suo racconto riportato dal giornale “La Stampa” del 7 agosto 1906:

Abbiamo scorto il Sirio presso il Capo Palos che procedeva a tutto vapore; improvvisamente la nave italiana si è fermata. Ci siamo subito spaventati perché la fermata è avvenuta in un sito in cui esiste uno scoglio. Coi nostri cannocchiali abbiamo visto subito che la nave era caduta sopra uno scoglio e che portava la prora in aria e la poppa quasi al livello delle acque. Ci siamo diretti a tutta velocità verso la nave in pericolo; in quel momento scoppiavano le caldaie. Non eravamo ancora arrivati che le onde già portavano via cadaveri, alcuni dei quali tragicamente allacciati. Cominciamo la nostra opera di salvataggio. Da molte parti voci angosciose reclamano i nostri soccorsi. Abbiamo potuto lanciare corde e raccogliere 25 persone. La maggior parte erano morte, altre erano pazze di terrore. Più tardi salvammo ancora 29 persone che abbiamo portato ad Alicante.”

Un altro vascello francese fu accusato di aver rifiutato il soccorso ai naufraghi. Molto si prodigarono invece il piroscafo Croato Buda che salvò parecchi naufraghi, i marinai del rimorchiatore dell’Arsenale Navale di Cartagena, i valorosi pescatori di Capo Palos con le loro piccole barche a vela, i due guardiani del faro delle isole Hormigas.

Il marinaio Vicente Buigues, comandante della goletta Joven Miguel fu protagonista dell’azione più eroica. Nonostante l’opposizione del suo equipaggio il comandante rivolse la sua barca verso il Sirio e avvicinò il più possibile la poppa sul lato del Sirio, operazione molto rischiosa in quanto il crollo finale del Sirio avrebbe trascinato con se la goletta con tutto l’equipaggio. Poi con tavole e corde creò un ponte tra il Sirio e la coperta del Juven Miguel. In questo modo riuscì a salvare quasi 400 persone.

Il sindaco di Cartagena organizzò l’assistenza ai sopravvissuti, tra i quali rimase tutta la notte, procurando loro cibo, riparo e vestiti coadiuvato da alcuni medici, da tanti volenterosi cittadini e da un funzionario del Consolato italiano. Molti naufraghi furono ospitati in un Teatro Circo, altri in case private compresa quella di un ex ministro. Parecchie famiglie si offrirono di adottare i bambini rimasti orfani. Con un decreto del ministro dell’Interno spagnolo fu subito costituto un comitato per raccogliere fondi da destinare ai profughi. Fu organizzata una corrida con la partecipazione di un famoso torero il cui incasso fu destinato ai profughi.

Nei giorni seguenti i corpi delle vittime affioravano nelle varie calette della costa. Gli affioramenti di cadaveri proseguirono per tutto il mese di agosto anche in posti assai lontani dal punto del naufragio. Il corpo del vescovo di San Paolo del Brasile, monsignor Josè de Camargo, che era tra i passeggeri della nave, fu trovato sulla costa africana nel Golfo di Oráno. Si disse che era stato travolto dalle onde mentre benediceva quelli che annegavano.

Da un sopralluogo effettuato sul relitto alcuni giorni dopo si scoprì che al suo interno si trovavano diversi cadaveri e che lo stesso era stato oggetto di episodi di sciacallaggio ai danni degli oggetti di valore contenuti nei bagagli dei passeggeri.

La prima nave italiana che si trovò sul posto fu il piroscafo Umbria sempre della NGI che proveniente dalla Plata scorse il relitto la mattina del 6 di agosto. La nave si accostò e furono mandati un ufficiale ed alcuni marinai ad ispezionarne l’interno. La prua recava una falla di un mezzo metro di diametro  e si ergeva completamente dall’acqua mentre della parte centrale e della poppa emergeva soltanto l’albero maestro. Molte lance di salvataggio erano distrutte. A prestare soccorso ai naufraghi che si trovavano a Cartagena fu mandata dalla Navigazione Generale Italiana la nave Adria che giunse sul posto la mattina del 6 agosto. I giornali spagnoli, italiani e di altre nazioni riportarono nei giorni seguenti testimonianze di episodi strazianti e di atti di altruismo ma anche di qualche episodio di egoismo.

Riportiamo un episodio pubblicato dall’Herald e riportato dal quotidiano italiano “La Stampa”:
“Ad una delle corde del Sirio s’erano aggrappati sei fanciulli le cui madri si trovavano troppo lontane per soccorrerli; le grida delle infelici erano disperate. I flutti staccarono ad uno ad uno i bambini dinanzi alle madri terrificate”.

Negli altri racconti fatti dai sopravvissuti ai giornali si diceva che il vescovo di San Paolo annegò perché un altro passeggero gli sottrasse il salvagente; i componenti di una famiglia riuscirono a tenersi a galla aggrappandosi ad una fisarmonica; un lattante che i pescatori raccolsero dall’acqua e i cui genitori erano scomparsi fu affidato alle cure di una donna che si offrì di fargli da balia. Una trentina di persone si salvarono guadagnando a nuoto gli scogli dove rimasero per tutto quel giorno e la notte successiva.  Una giovane donna aveva un bimbo in braccio. Le fu consigliato di abbandonare il bimbo per salvarsi almeno lei, ma ella si rifiutò preferendo morire insieme al figlioletto. Fortunatamente si riuscì a salvarli entrambi.

Più di centocinquanta annegati,

che trovarli nessuno potrà;

e fra loro un vescovo c’era

dando a tutti la sua benedizion.

La nave era stata costruita a Glasgow nel 1883. Avena una stazza di 2275 tonnellate, era lunga 115 metri e larga 13 metri. Affondò definitivamente 17 giorni dopo il naufragio, il 21 agosto 1906.

Secondo i registri del Lloyd’s di Londra, la compagnia con la quale la nave era assicurata, ci furono ufficialmente 293 morti tra i passeggeri registrati, ma secondo la stampa e molti testimoni, le vittime superarono le 500 unità, arrivando forse a 700.

Ci furono molte polemiche e aspre critiche rivolte da una parte della stampa nazionale ed europea al comandante, al governo, al commissariato per l’emigrazione, alla NGI e anche al Consolato italiano di Cartagena. L’Illustrazione italiana in un articolo nel numero 32 dell’anno 1906 criticava le autorità spagnole per non aver fatto ancora saltare con la dinamite quella secca che aveva causato già tanti incidenti. Furono presentate da diverse parti politiche varie interrogazioni parlamentari e fu formata una commissione d’inchiesta governativa.

Accuse furono mosse, specialmente dai giornali inglesi circa la condotta degli ufficiali e dell’equipaggio del Sirio durante il naufragio. Si disse che avevano pensato a mettere in salvo se stessi e furono i primi ad abbandonare la nave.

Ma altre testimonianze smentivano le accuse, tra queste quella del capitano del Buda, che presentò un suo rapporto a Genova. Anche dai passeggeri sopravvissuti vennero testimonianze non concordi sul comportamento dell’equipaggio. Il segretario del vescovo brasiliano, che si era salvato, testimoniò il comportamento eroico del comandante e degli ufficiali ma affermò che non altrettanto si poteva dire del comportamento della ciurma.

Fu stabilito tuttavia che l’erronea valutazione della posizione della nave  e della distanza dalle secche, errore ammesso dallo stesso comandante, fu causa prima del grave incidente.

Un altro argomento oggetto di accuse riguardava il percorso insolito effettuato dalla nave. Una spiegazione fu ipotizzata  dal quotidiano spagnolo España Nueva secondo il quale la nave aveva navigato così vicino alla costa perché impegnata nell’imbarco clandestino di emigranti spagnoli; e numerose testimonianze furono pubblicate da altri giornali nei giorni seguenti il disastro.

Nel piccolo museo che a Capo Palos hanno dedicato alla tragedia della Sirio ci sono documenti in proposito. Senza quelle tappe, se è vero, la nave sarebbe passata al largo della micidiale secca.

Assai duro fu il giornale l’Avanti nei confronti della NGI: “la Navigazione Generale Italiana decretò l’abbandono della nave due giorni dopo il naufragio, quando il Sirio non era ancora sommerso o quando poteva aversi la certezza del recupero almeno di gran parte di esso. Questo decreto di morte è di una gravità eccezionale. La società sapeva che il Sirio non meritava la spesa di un recupero. Sapeva le infelicissime condizioni in cui esso si trovava e l’abbandonò al mare. Da ciò ci sorge anche un dubbio angoscioso, un dubbio avvalorato dalle circostanze del naufragio, e cioè che un mistero incomba su questa catastrofe, un mistero che coinvolga con se ben altre responsabilità delittuose, non solamente colpose, all’infuori di quelle del comandante e dell’equipaggio. E il dubbio è che costoro possono essere anch’essi vittime ben disgraziate, come quelle che trovarono la morte sulle sconnesse e tarlate tavole del Sirio”.

Si ipotizzò anche un certo rilassamento dei marinai che in quel periodo erano in stato di agitazione per motivi salariali.

Il Giornale d’Italia criticò duramente le compagnie di navigazione italiane per l’inadeguatezza delle navi utilizzate, il commissariato per l’emigrazione  perché incapace di adempiere con efficienza ai suoi compiti, i consolati italiani all’estero  per la povertà di iniziativa e di capacità dimostrate.

Il capitano Giuseppe Piccone che aveva sessantadue anni ed era al comando del Sirio da ventisette anni, fu rinviato a giudizio, ma morì a Genova, forse di crepacuore, due mesi dopo la tragedia. Le inchieste sull’incidente appurarono che diresse con buon senso e professionalità le operazioni di salvataggio e fu l’ultimo a lasciare la nave.

I resti del Sirio si trovano ancora in fondo al mare. La poppa si trova a circa 40 metri di profondità, mentre la prua a circa 70 metri.

Il tragico naufragio della nave Sirio colpì molto la fantasia popolare e ispirò una stupenda e drammatica canzone, entrata a far parte del repertorio dei cantastorie e riproposta recentemente nell’album “Il fischio del vapore” da Francesco De Gregori e Giovanna Marini.

Anche la poetessa spagnola Maria Cegarra ha cantato in una bella poesia, La Monja del Sirio,  di una suora, probabilmente infermiera sul Sirio, il cui corpo fu gettato dalle onde sulla spiaggia. Mani pietose la seppellirono nella stessa spiaggia. La poetessa, che allora era una bambina  fu testimone del fatto e da allora per decine di anni ne ricordò le memoria portando dei fiori su quella tomba. Fino a quando la tomba fu distrutta per far posto a nuove costruzioni. 

 

Da una ricerca di Giuseppe Picciolo

 

Bibliografia e Riferimenti Web

Pasquale Villari, Scritti sulla emigrazione e sopra altri argomenti vari, Editore Nicola Zanichelli, Bologna 1909

La gazzetta piemontese, anno 1906

L’illustrazione Italiana, anno 1906

http://www.regmurcia.com/servlet/s.Sl?sit=c,373,m,1096&r=ReP-26805-DETALLE_REPORTAJESPADRE

http://it.wikipedia.org/wiki/Emigrazione

http://it.wikipedia.org/wiki/Emigrazione_italiana

http://www.orda.it/rizzoli/stella/home.htm

http://it.wikipedia.org/wiki/Sirio_%28nave%29

https://en.wikipedia.org/wiki/SS_Sirio

http://perso.ya.com/todo-radio/Sirio.htm

http://www.museonazionaleemigrazione.it/

 

 

 

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