Il “Grito de Alcorta”

A dispetto del quadro sostanzialmente positivo che veniva fuori dalle relazioni ufficiali sull’emigrazione italiana in Argentina, coloni, locatari e mezzadri, in maggioranza immigrati italiani, erano stanchi dello sfruttamento da parte dei padroni della terra e fatalmente giunse il giorno della ribellione.

La grave siccità che aveva colpito la provincia di Santa Fè nel 1911, aveva sprofondato i coloni in una situazione rovinosa perché i padroni tendevano a scaricare le perdite solo su di loro. Nel 1912 c’era stato inoltre un calo dei prezzi dei cereali. I proventi del raccolto, anche quando questo era stato buono, non bastavano a pagare insieme l’affitto e i debiti. Le banche e i commercianti (gli almaceiros) avevano sospeso i crediti alle famiglie contadine. I fittavoli dovevano lasciare la maggior parte del prodotto del loro lavoro nelle mani del padrone. In passato i proprietari mantenevano il loro reddito incrementando la produzione attraverso l’acquisto di nuova terra. Finite le terre in vendita o salito di molto il loro prezzo per la speculazione, non gli rimaneva che aumentare il prezzo dell’affitto o comunque sfruttare di più in un modo o nell’altro i coloni. Inoltre, la durata dei contratti era limitata e  di solito non superiore a tre anni, la qual cosa costringeva molti fittavoli ad una vita da nomadi.

Questa situazione scatenò la storica rivolta nota con il nome di “Grito de Alcorta”

Si racconta che tutto sia iniziato quando nella città di Alcorta una donna immigrata italiana, esattamente Piemontese, Maria Rosa Rabotti, vedendo arrivare il marito Francesco Bulzani senza il sacco di farina che aspettava, probabilmente trattenuto dal padrone creditore, buttò per aria il grembiule e gridò con forza: “Basta, non si può continuare così”.

Una versione meno suggestiva ma più accreditata vuole che il grido fosse “Viva lo sciopero” o comunque un ioncitamento allo sciopero e che fosse stato lanciato dalla Rabotti durante una infuocata assemblea di coloni.

In effetti il 25 giugno del 1912 a Santa Fè si tenne una riunione della Società Italiana di Mutuo Soccorso e Istruzione alla quale parteciparono circa  300 agricoltori tra i quali Francesco Bulzani che era uno dei massimi esponenti del movimento agrario di Alcorta, e la moglie Maria Rosa. Il movimento aveva il sostegno anche di alcuni commercianti, creditori degli agricoltori, i quali capivano il problema dei coloni era anche il loro problema. Al termine della manifestazione fu proclamato lo sciopero ad oltranza, fino a quando non fossero state accolte le richieste dei contadini per una profonda revisione dei contratti agrari.

La protesta si estese a tutta la provincia di Santa Fè e ad altre provincie: Cordoba, Buenos Aires, Entre Rios. Al fianco degli agricoltori vi erano anche  il parroco di Alcorta, Jose Netri, e il fratello di lui Pascual Netri parroco della vicina città di Maximo Paz. I due parroci, originari di Albano di Lucania,  avevano un terzo fratello, Francesco, che giunto in Argentina nel 1897 dopo essersi laureato in Legge nell’Università di Napoli, era diventato una personalità di prestigio presso la comunità italiana, ma anche argentina, per la sua cultura e per il suo impegno a favore delle classi popolari. Oltre ad essere avvocato, dal 1900 era titolare della cattedra di Italiano nel Collegio Nazionale di Rosario e fondatore e membro di varie associazioni a carattere sociale e culturale: Società di Mutuo Soccorso “Unione e Benevolenza, “Circolo Dante Alighieri”, “Circulo de la prensa”.  In Italia era socio della Società di Antropologia di Roma, membro onorario dell’Officina Araldica di Firenze e dell’Istituto Giuridico Internazionale di Milano.

L’avvocato Francesco Netri fu  uno dei maggiori protagonisti del movimento che si formò all’interno del quale spingeva per la costituzione di una organizzazione sindacale degli agricoltori. E proprio il  15 agosto del 1912, nella sede della  Sociedad Italiana di Rosario, fu fondata la Federación Agraria Argentina inizialmente presieduta dal leader socialista Francisco Noguera e più tardi dallo stesso Netri. Poco tempo dopo Netri fondò il giornale “La Terra” che divenne il bollettino ufficiale dei lavoratori agricoli. Il programma della Federazione Agraria prevedeva una serie di miglioramenti nei contratti agrari e nei diritti dei contadini, costruzione di case coloniche a carico dei proprietari delle terre, l’istituzione di forme di assistenza, fino alla riforma fondiaria con l’assegnazione della terra a chi la lavorava e la costituzione di cooperative agricole.

Nonostante le reazione violenta della maggior parte dei proprietari terrieri organizzati nella Società Rurale molto influente presso il governo, gli scioperanti rimanevano uniti con il supporto anche di anarchici e socialisti, sacerdoti e piccoli commercianti, professionisti e ampi settori popolari. Gli scioperanti trovarono anche l’appoggio di alcuni importanti organi di stampa tra i quali il giornale in lingua italiana “La Patria degli Italiani”. Ma i grandi proprietari terrieri che temevano enormi perdite economiche e la stessa proprietà delle terre, reclamavano la reazione. Ricordiamo che erano in vigore la Ley de Residencia che abbiamo già visto e la Ley de defensa social del 1910 che inaspriva le misure repressive per quelli che erano considerati reati politici e sindacali. Durante una manifestazione svoltasi nella città di Firmat furono uccisi i dirigenti agrari anarchici Eduardo Barros e Francisco Mena. Anche Francesco Netri subì minacce, attentati, e un processo nel quale fu assolto. Proseguendo lo stato di agitazione i proprietari cedettero lentamente e verso la metà del 1913 la maggior parte dei fittavoli aveva ottenuto una significativa riduzione delle locazioni. Tuttavia, l’oligarchia riusciva a mantenere alcune clausole draconiane nei contratti, che imponevano restrizioni alla libertà di comprare e vendere.  Le agitazioni continuarono fino allo scoppio della Grande Guerra durante la quale l’Argentina mantenne la sua neutralità.

Ma il 5 ottobre 1916, mentre l’Argentina eleggeva Presidente Hipolito Yrigoyen  sostenuto da un grande movimento popolare, Francesco Netri veniva assassinato da un sicario in una via di Rosario.

Sebbene il “Grito de Alcorta” non avesse modificato alla radice la struttura agraria, creò le condizioni per una graduale democratizzazione della proprietà terriera poiché produsse l’emancipazione dei piccoli imprenditori agricoli quali erano i chacareros. I provvedimenti legislativi successivi del governo di Yrigoyen rallentarono la mobilità dei fittavoli con il prolungamento del contratto di locazione e apportarono miglioramenti generali nelle zone rurali dal punto di vista della salute, della qualità delle abitazioni e dell’istruzione. Essi inoltre favorirono la creazione di un sistema cooperativo.

Lo scrittore Plácido Grela, in un lavoro di ricerca storica  dal titolo “El Grito de Alcorta” pubblicato nel 1958 fa un’analisi dettagliata degli eventi (Plácido Grela, El grito de Alcorta, CEAL, Buenos Aires,  1985).

A Maria Rabotti il poeta argentino Jose Pedroni (figlio di italiani, padre Lombardo e madre Piemontese) ha dedicato il poema “Maria de Alcorta”

http://josepedroni.es.tl/Maria-de-Alcorta.htm

 


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